Disastro ferroviario di Tempe (2023): non solo errore umano, ma un fallimento dell’intero sistema
A cura della redazione

57 vittime e centinaia di feriti: è il bilancio dell’incidente ferroviario di Tempe, in Tessaglia (Grecia), avvenuto poco più di due anni fa, il 28 febbraio 2023, quando si sono scontrati il treno passeggeri IC-62 ed il treno merci 63503. Da un rapporto dell’autorità ellenica per le indagini sugli incidenti aerei e ferroviari (HARSIA) si nota come, oltre che all’errore umano, l’accadimento del più grave disastro ferroviario del paese greco sia da attribuire ad un fallimento a monte del sistema.
Di cosa tratta
Il giorno prima del secondo anniversario dell’accadimento dell’incidente, l’HARSIA ha pubblicato un rapporto in cui viene affermato che la causa principale dell’evento un errore che deriva, però, dalla cattiva gestione della sicurezza ferroviaria da parte del Governo. Proprio per questo l’evento ha suscitato notevoli proteste da parte dei cittadini, che accusano le autorità pubbliche anche di aver tentato di coprire le proprie responsabilità legate all’incidente.
Le carenze del sistema ferroviario
La causa principale risiede nell’errore del capostazione che, impostando il percorso del treno manualmente invece che con il sistema automatico, posizionò gli scambi 118 A/B nella posizione scorretta, facendo sì che i due treni percorressero lo stesso binario in direzioni opposte fino a scontrarsi.
Qualsiasi incidente avviene, però, per una combinazione tra fattori umani, ambientali, tecnici e organizzativi.
Anche in questo caso l’errore umano è da considerarsi solamente la punta dell’iceberg. Infatti, nonostante fosse stato reso obbligatorio l’utilizzo del sistema automatico, tra i capistazione era ancora comune impostare il sistema manualmente. Oltre che per abitudine, c’era anche una scarsa competenza nell’uso del sistema automatico, ritenuto più complesso del metodo manuale.
Indagando a fondo sono state individuate varie circostanze che hanno indotto il capostazione a tenere determinati comportamenti:
- il carico eccessivo di lavoro dovuto alla carenza di personale;
- il fatto che il capostazione, con meno di un mese di esperienza sulle spalle, fosse in turno da solo;
- la scarsa formazione del personale;
- l’assenza di procedure operative scritte o della comunicazione delle stesse ai lavoratori;
- l’avanzato stato di degradazione delle infrastrutture e la mancanza di manutenzione preventiva, anche per gli asset più critici.
L’ipotesi della sostanza “illegale” in un treno
Sempre dal rapporto dell’HARSIA emerge come le conseguenze dell’evento avrebbero potuto essere più lievi. Probabilmente, all’interno di uno dei treni era presente una sostanza infiammabile non dichiarata, responsabile dell’esplosione e degli incendi che hanno seguito lo scontro, a cui viene attribuita la colpa di quasi una decina di vittime delle 57 totali. Anche l’utilizzo di migliori materiali ignifughi avrebbe potuto aumentare le probabilità di sopravvivenza di coloro che sono usciti indenni dalla collisione e morti successivamente a causa dell’incendio.
Inoltre, viene evidenziata disorganizzazione anche nella gestione dell’emergenza, essendo venuto a mancare un coordinamento unico dei vari servizi intervenuti.
Dopo l’incidente
Nei due anni successivi all’evento il Ministero dei Trasporti e gli altri Enti coinvolti dichiarano di aver messo in atto misure di miglioramento delle condizioni delle infrastrutture ferroviarie greche e in generale dell’organizzazione del sistema. È stato installato, ad esempio, il sistema automatico di protezione dei treni (ETCS); è stata rafforzata la formazione del personale sia operativo che dirigenziale ed è stato inserito a supporto dei lavoratori uno psicologo specializzato.
Per quanto riguarda le indagini, ad oggi non è stata emessa una sentenza definitiva e la causa della morte di alcune delle vittime ancora non è stata chiarita. Questo ha spinto la popolazione greca a varie manifestazioni di protesta in cui viene richiesta l’attribuzione delle responsabilità ai politici, accusati anche di aver insabbiato le prove per nascondere la verità. Subito dopo l’evento, infatti, erano state fatte ripristinare le condizioni della area senza eseguire un’indagine accurata del luogo dell’incidente.
Nota: si allega il rapporto dell'HARSIA redatto in lingua inglese.
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